
“Ci sono quei casertani … che finiscono con l’andare tutti a Caserta vecchia e si radunano sul belvedere. Se la nottata e' limpida, ci si affaccia per guardare e ci si accorge che il panorama e' bellissimo. Si vede il Vesuvio, Napoli, gli aerei che atterrano o decollano, e si vede Caserta: sembra distesa come Los Angeles, ma placida e sensuale. Allora, se la nottata e' bella, c’e' la luna, e magari un vento leggero, capita che qualcuno dica: ma lo sapete che Caserta e' veramente bella – e sembrano belle anche le periferie, quelle enormi spianate di cemento che d’estate raggiungono i quaranta gradi all’ombra. Sembrano belle persino le insegne dei negozi delle banche e delle pompe di benzina: azzurre, gialle, rosse, violacee ... Qualcuno poi dira': sì, e' bella, certo, se non fosse per le cave, o se non fosse per la mancanza di cinema, ma anche: se non fosse per i napoletani, se non fosse per le case popolari, se non fosse per le caserme, se non fosse per i democristiani, per i comunisti, per i negozianti, per i benpensanti, per il traffico. E per il vescovo. Poi in macchina, quando si ritorna a Caserta, quando il panorama perde consistenza, qualcuno dice che e' giunto il momento di fare qualcosa per questa citta', e non ci vuole poi molto: basterebbe confiscare due caserme per avere bellissimi parchi, o si potrebbero fare delle piste ciclabili, un’isola pedonale piu' estesa, o affittare un garage e trasformarlo in un cineclub di qualita', basterebbe avere le idee chiare su una o due cose al massimo. E soprattutto … i casertani dovrebbero guardare Caserta dal di fuori o dall’alto, per perdere il senso della minuzia che frena e ottunde e acquistare il senso di insieme, che fa pensare in grande.” “Caserta come rivelazione … dell’Italia intera: e' cio' che in tono sommesso, sghembo, spesso velato di comicita', offre al lettore questo esemplare “reportage narrativo” che unisce racconto e riflessione per cogliere l’intero spettro di uno sviluppo febbrile selvaggio e vitalissimo, di una mutazione profonda che e' sotto gli occhi di tutti e percio', a volte, del tutto invisibile”. Una citta' distratta Caserta, ma potrebbe essere Pordenone, Ancona, Milano, Cagliari, o anche un’altra citta' europea; una popolazione altrettanto distratta che accoglie su di se', con noncuranza e con pigra disattenzione, cambiamenti, nuove convivenze, realta' sociali mutate, paesaggi e territori urbani che si trasformano con casualita'. |
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antonio pascale scrittore | la citta' distratta [einaudi, 2001] |
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