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incontri [cinema&architettura]

Enrico Mattei, presidente dell'Eni, contatta Joris Ivens: e' il 1959 e pensa ad un documentario-viaggio lungo la penisola italiana per raccontare il paese e il suo futuro dopo la scoperta di risorse fossili nel sottosuolo. Sogna un paese industrializzato e autonomo energeticamente. L'Italia non e' un paese povero diventa molto pił di questo: accanto alle volonta' imprenditoriali e alle capacita' tecnologiche mostra le drammatiche condizioni sociali di una nazione che nel dopoguerra presenta profonde differenze di sviluppo. Per la classe politica il futuro industriale celebrato dal documentario non e' sufficiente a contrastare le crude immagini dell'arretratezza del paese. La pellicola non viene trasmessa dalla Rai nella versione originale; va in onda d'estate in tarda serata con il titolo Frammenti di un film di Joris Ivens, dopo un percorso travagliato e numerosi tagli.

Nel 2005 questo viaggio riprende e Daniele Vicari, regista di Velocita' massima e L'orizzonte degli eventi, racconta l'Italia a quarantacinque anni di distanza. Se il film di Ivens -a cui collaborano Alberto Moravia, Paolo e Vittorio Taviani, Valentino Orsini per la sceneggiatura e Tinto Brass come aiutoregista- mostra gli sforzi di una nazione che da li' a poco si trasforma da ambiente rurale a potenza industriale, Il mio paese -presentato al Festival di Venezia come evento speciale della sezione Orizzonti- racconta un momento di passaggio dalle dinamiche opposte. E cosi' il viaggio ha direzione uguale e contraria; nel primo si parte da nord dove piu' consolidati sono i segni del progresso per arrivare a sud dove le fabbriche rappresentano l'inizio della rinascita sociale, nel secondo si percorrono le strade della realta' lavorativa dalla Sicilia al Veneto attraverso i luoghi emblematici dello sviluppo industriale trasformati dall’economia degli anni recenti. Le immagini in bianco e nero di Ivens scandiscono il nuovo viaggio: Gela, Termini Imerese, Melfi, Prato, Porto Marghera tra scenari industriali in abbandono o vitali, tra paesaggi naturali e territori abitati desolanti: il futuro immaginato in quegli anni e' davvero diventato il presente oggi visibile?

Il mio paese descrive attraverso il mondo del lavoro un'Italia in difficolta', dove forti sono gli elementi contraddittori e le complessita'; un'Italia ancora diseguale e che persino nel cambiamento rimane nel tempo identica a se stessa. Con una costante arretratezza. Ma il film racconta anche un paese che resiste e che esiste; soprattutto nelle volonta' individuali, nella liberta' di sguardo che e' slancio verso il domani. Una rivoluzione silenziosa. Muri ingrigiti e feriti di capannoni abbandonati, case che si affacciano su distretti industriali come prolungamento delle fabbriche; 'grande e' la bellezza offesa' ma altrettanto grande e' la volonta' di un territorio sano, di fabbriche compatibili con la citta'. E' un paese in cui si fa fatica a stare assieme; in cui sono mancati e mancano progetti collettivi e progetti politici. E' un paese che ha sognato tante volte e che tante volte si e' rivelato diverso da cio' che sembra, da cio' che ha deciso di mostrare. Non ci si sono risposte semplici. Importante e' raccontare; vedere e far vedere.

il mio paese.

1960>2006. viaggio in italia attraverso il mondo del lavoro

cinema&architettura 9a rassegna

daniele vicari regista | il mio paese [2006]